lunedì 18 maggio 2026

Fornaci e Fornaciari

 Un itinerario in bicicletta che parte dai confini nord della città metropolitana di Roma, per concludersi a Valle Aurelia, nei pressi del Vaticano. Lungo il tragitto si possono ammirare i resti delle fornaci di Roma, testimonianza di un passato industriale legato alla produzione di laterizi.

Siamo partiti dalla stazione ferroviaria Olgiata in direzione Isola Farnese. L’accesso al borgo era da mesi bloccato a causa di una frana e lo sbarramento impediva anche di immettersi in via Prato della Corte, come da programma. Per aggirare l’ostacolo, saremmo dovuti passare attraverso i sentieri pedonali del Parco di Veio, l’antica Vei etrusca, più lunghi e meno agevoli per le biciclette. Fortunatamente, due giorni prima dell’uscita è stato riaperto il tratto di strada bloccato per la frana e abbiamo quindi potuto fare il percorso previsto. Abbiamo anche avuto la piacevole sorpresa di trovare questa strada sterrata resa carrabile anche nel tratto in cui in precedenza si restringeva, sino a diventare un sentiero impervio pieno di sassi.

La prima fermata è stata al ponte sul fiume Cremera, anch’esso appena ricostruito e allargato per consentire il passaggio delle automobili. Il fiume è ricordato per la battaglia del 477 a.C. in cui i Romani, in particolare la gens Fabia che si era assunta l’onere della guerra contro Veio, subirono una dura sconfitta. Più che una battaglia, si trattò di un astuto agguato teso dai Veienti ai Romani che erano soliti razziare il territorio. Gli Etruschi abbandonarono una parte del loro territorio e misero in libertà del bestiame. La gens Fabia si disperse per catturare la mandria con il risultato di essere circondata in campo aperto e massacrata.

Abbiamo proseguito seguendo idealmente il percorso del Cremera fino a Saxa Rubra. Si tratta di una zona industriale, dove si trova il Centro di produzione Rai.

A Saxa Rubra si possono ancora notare i resti delle numerose fornaci che esistevano nella zona, in particolare quelli della fornace Mariani situata nei pressi della confluenza del Cremera nel Tevere.


L’acqua del fiume e l’argilla delle sue sponde costituivano la materia prima per la produzione di mattoni, laterizi, ceramiche e calce. Roma non ha avuto grandi industrie come quelle delle città del Nord Italia e le fornaci erano una delle poche attività industriali presenti nella capitale. A partire dagli anni Quaranta e per quasi trent’anni, le fornaci della zona prosperarono dando lavoro a molti operai che si stabilirono a Labaro e Prima Porta. Con l’avvento del cemento, le fornaci cessarono la loro attività. Alcune di queste furono sfruttate come set cinematografici prima di essere totalmente abbandonate. È il caso anche della fornace Mariani che conserva ancora la sua ciminiera, ma che è a rischio crollo per incuria. Attualmente, il terreno limitrofo alla fornace viene utilizzato solo per il pascolo, ma potrebbe essere trasformato in un grande parco naturalistico e la fornace, opportunamente restaurata, potrebbe diventare un importante spazio culturale. I progetti ci sono già, come quello del “Parco Tevere Nord” di Italia Nostra.

Abbiamo proseguito lungo la pista ciclabile del Tevere dalla quale si possono vedere, da un’altra angolazione, i resti della fornace Mariani che continuano a sgretolarsi in attesa di un intervento di riqualificazione.

Utilizzando la ciclabile di viale Angelico, abbiamo attraversato Prati per arrivare a Valle Aurelia, passando da via Cipro. Ci siamo quindi fermati davanti ai resti della fornace Veschi che è stata restaurata in occasione della costruzione del centro commerciale Aura, inaugurato il 20 aprile 2018. 

La fornace restaurata sarebbe dovuta diventare un polo culturale. Purtroppo, però, non è andata così e, a poco a poco, la fornace è diventata una discarica abusiva dove vengono abbandonati calcinacci, rifiuti ingombranti, cartacce, bottiglie. Le grondaie sono state divelte per rubare il rame e l’edificio è stato completamente abbandonato. Abbiamo trovato l’area non più accessibile, perché circondata da reti, anche se rotte in più punti. Nel frattempo sono partiti i lavori per un nuovo restauro che dovrebbero durare un paio d’anni. Il progetto prevede una riconversione ecosostenibile dell’ex fornace, il ripristino delle parti murarie e della struttura interna danneggiata dal vandalismo. Verranno installati impianti per audio e video e saranno creati hotspot wifi per l’allestimento di aree espositive e spazi per convegni delle associazioni locali. Verranno creati spazi per la lettura e una mediateca, nonché aule per lo studio di gruppo e postazioni di coworking. Staremo a vedere.

Lo sfruttamento della zona per l’estrazione dell’argilla e la produzione di mattoni è documentato fin dal I secolo d.C. Nel Medioevo l’attività subì una flessione per poi riprendere durante il Rinascimento, in concomitanza con la ricostruzione della Basilica di San Pietro. Il lavoro dei fornaciari si concentrava soprattutto nella zona tra il Gianicolo e la cosiddetta Valle dell’Inferno, grazie alla presenza di creta nei colli del territorio, come evidenziato da alcuni toponimi (si pensi ai Monti di Creta). Da Porta Cavalleggeri a Valle Aurelia, nacquero insediamenti spontanei per dare alloggio ai fornaciari. Nella prima metà del Novecento a Valle Aurelia erano attive ben 18 diverse fornaci e gli operai, con le loro famiglie, vivevano in quello che viene definito il Borghetto dei Fornaciari, sviluppatosi durante il periodo di intensa attività edilizia successivo alla proclamazione di Roma a capitale del Regno d’Italia. Oggi, il Borghetto è un importante esempio di archeologia industriale e una testimonianza della storia sociale di Roma del XX secolo. I suoi abitanti provenivano soprattutto dalle Marche e dall’Umbria, ma anche dalla Toscana e dal Lazio e costituirono una comunità operaia. Le case erano generalmente di uno o due piani e sorsero lungo via di Valle Aurelia. Per la loro costruzione furono utilizzati anche mattoni di scarto delle fornaci della zona. La comunità era caratterizzata da una forte coesione sociale, solidarietà e coscienza di classe, che portarono anche a una decisa adesione ai movimenti antifascisti e operai. Molti erano Arditi del Popolo, una formazione paramilitare antifascista su iniziativa di reduci di guerra anarchici e di sinistra che si oppose militarmente alle Camicie Nere fasciste nei primi anni Venti e che si confrontava quotidianamente con i proprietari delle fornaci Vaselli, Bonomi, Bellagamba e Veschi. Singolari sono anche i nomi delle strade che si riferiscono ai principali prodotti delle fornaci: via dei Laterizi, via dei Mattoni, via degli Embrici e via delle Ceramiche.


Le fornaci rimasero attive fino agli anni '60 del Novecento, dopodiché il villaggio iniziò il suo declino. Nel 1981 il Comune, senza interpellare i diretti interessati, avviò un piano di risanamento che portò alla demolizione di parte del borgo, nonostante fosse costituito da solide costruzioni e non da baracche come la maggior parte delle borgate inserite nel piano. La protesta dei Comitati di Quartiere della zona Nord della città e di Italia Nostra ha permesso di salvare alcune abitazioni e strutture, come la vecchia osteria, la chiesetta e le fornaci Pomilia e Veschi.



Negli anni successivi, il borgo è stato oggetto di riqualificazione, e alcuni dei discendenti dei fornaciari si impegnano a preservare l’identità storica del luogo.

La nostra uscita si è conclusa al Parco dei Fornaciari, un’area verde attrezzata che fa parte del Parco Regionale Urbano del Pineto.

 

giovedì 14 novembre 2024

Seppie col nero

ingredienti

Seppie 1,2 kg; olio di oliva 1 dl; aglio 2 spicchi; prezzemolo; vino bianco secco 2 dl; cognac 5 cucchiai.
dosi per 4 persone

esecuzione

Lavare bene le seppie, togliere l'osso, gli occhi e il becco. Asportare le interiora facendo attenzione a non rompere la vescica che contiene il nero. Conservare 3 o 4 vesciche di nero e spremerle a parte in una ciotola.
Lavare nuovamente le seppie e lasciarle scolare dall'acqua. Tagliarle a listarelle larghe 1 cm.
Scaldare in un tegame l'olio a fuoco lento, insieme all'aglio. Unire al tegame le listarelle di seppia
Aggiungere il vino facendolo evaporare , poi il nero di seppia.
Continuare la cottura a fuoco lento per 35/40 minuti. Se necessario, aggiungere un po' d'acqua.
Verso la fine cottura, aggiungere il cognac e cospargere il prezzemolo sforbiciato.


ricetta del ristorante VENETIKA 

lunedì 28 dicembre 2020

Terrina di capriolo con zucca piccante, cavolo rosso e mirtilli

Antipasto preparato per Natale 2020. Ho preparato la terrina il giorno prima e le verdure qualche ora prima di servire.

ingredienti
Per la terrina: polpa di capriolo gr. 500; cipolla; sedano 1 costa; carota; alloro 2 foglie; qualche bacca di ginepro; salvia 3 foglie; alloro 1 foglia; pancetta tesa 1 fetta alta; lardo a fettine q.b.; vino rosso mezzo bicchiere; aglio 1 spicchio; olio evo 3 cucchiai; brodo di carne mezzo litro; burro gr. 100.
Per le verdure: zucca mantovana gr.100; cavolo rosso gr.100; mirtilli q.b.; olio evo, aceto di mele 1 cucchiaio; acqua ml. 300, zucchero 2 cucchiai; peperoncino 1 (oppure polvere); sale e pepe.
dosi per 4 persone

esecuzione
Ho fatto un battuto con il sedano, la carota e la cipolla. In una casseruola, ho rosolato in olio evo il battuto insieme alla pancetta tagliata a cubetti. Ho poi aggiunto la polpa di capriolo, dopo averla lavata e asciugata. Ho condito con le bacche di ginepro schiacciate (poche), salvia, alloro, sale e pepe. Ho mescolato bene per far rosolare la carne, dopodiché ho aggiunto il vino rosso che ho lasciato evaporare. Ho cotto per circa un'ora a fiamma bassa, aggiungendo il brodo di carne per mantenere la carne umida.
A fine cottura, ho lasciato freddare il tutto. Ho tolto la foglia di alloro per frullare tutto il resto insieme al burro.
Con le fettine di lardo ho foderato una terrina, lasciandole debordare. Poi ho riempito con il composto di capriolo, richiudendolo con le fettine di lardo. Ho lasciato riposare la terrina in frigorifero per il giorno dopo.
Il giorno dopo ho tagliato la zucca a fettine sottili e lasciata macerare per almeno due ore in uno sciroppo caldo fatto con acqua, zucchero, peperoncino (anche in polvere) e sale. Se si usa il peperoncino in polvere, bisogna fare attenzione che lo sciroppo non risulti troppo piccante.
Dopo averlo lavato, ho tagliato finemente il cavolo rosso e condito con olio evo, aceto di mele, sale e pepe.
Ho servito la terrina a fette con la zucca da un lato e il cavolo rosso dall'altro, al quale ho aggiunto qualche mirtillo.

martedì 11 agosto 2020

Garum

Sono andato con mia moglie ad assistere alla rappresentazione della Vedova Allegra al Circo Massimo. Prima di entrare nella nuova sede estiva del Teatro dell’Opera di Roma, abbiamo fatto una passeggiata in via dei Cerchi, luogo tristemente famoso perché era uno di quelli dove venivano effettuate le esecuzioni capitali pubbliche dello Stato Pontificio.

L’ultima fu il 24 novembre 1868 ai danni di Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, accusati di un attentato. 


Al numero civico 87 c’è un palazzo che, negli anni passati, avevamo trovato sempre chiuso. In origine era il Monastero dei padri Olivetani, dell’ordine di San Benedetto. 

La particolare facciata seicentesca evoca un sipario teatrale ed è sormontata da una mano in gesso con l’indice puntato verso il cielo che i romani chiamarono “la mano di Cicerone”.

La struttura originaria dell’edificio è costituita da un casale che originariamente era parte degli “Orti Farnesiani” (i giardini voluti da Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III, con lo scopo di dare lustro al casato e rimarcarne la potenza) ed è situato alle pendici del Palatino.  


Con nostra sorpresa, abbiamo trovato il palazzo aperto al pubblico proprio in concomitanza con le serate del Teatro dell’Opera di Roma al Circo Massimo. Il palazzo ospita il Garum, Biblioteca e Museo della Cucina. Si tratta di una collezione privata di gastronomia di Rossano Boscolo, uno fra i più quotati chef e pasticceri italiani.

 

L’ingresso ci porta in una corte esterna dove sulla sinistra troviamo un hotel, mentre sulla destra si accede al Garum.

Entriamo in un ampio salone dove, alle pareti, troviamo una serie di bacheche contenenti vari attrezzi ed utensili inerenti il cibo, la cucina e la pasticceria: dagli stampi barocchi per il gelato di primo Seicento a quelli in legno per il burro; dalle cucine a gas degli anni Cinquanta del secolo scorso alle contemporanee macchine per la pasta.




 Dopo aver visitato il primo salone, ci accorgiamo che il percorso continua al piano superiore. Vista la nostra titubanza, veniamo avvicinati da una persona dello staff che ci invita a salire, facendoci da guida.


Qui si trova la Biblioteca, vero gioiello contenete rarità bibliografiche che ci vengono descritte dal nostro gentilissimo cicerone (il termine mi sembra appropriato, considerato la mano della facciata esterna).

Per noi che siamo appassionati di cucina, è stato veramente un piacere potersi imbattere nelle prime edizioni dello Scappi e dell’Artusi. Vedere i primi ricettari dei cuochi alla corte papale e i seguenti dedicati anche alla cucina popolare è stato motivo di grande interesse. Il nostro accompagnatore ci informa anche nella pagina web del Garum si trova una guida contenete schede catalografiche con la descrizione bibliologica e bibliografica dei vari libri della collezione.



https://www.museodellacucina.com/

domenica 22 marzo 2020

Islanda 2020 - Golden Circle

Il Golden Circle è una delle attrazioni turistiche più famose in Islanda. Si può visitare anche in un giorno, data la sua relativa vicinanza a Reykjavík.
L’escursione del Golden Circle tocca tre principali luoghi d’interesse: le cascate Gulfoss, il Parco Nazionale Þingvellir (Thingvellir) e i geyser Strokkur e Geysir.

Þingvellir National Park
Il Þingvellir si trova a meno di 30 km da Reykjavik ed è un parco nazionale, nonché patrimonio UNESCO. Si tratta anche del più importante sito storico islandese in quanto qui, nel 930, è stato fondato il primo parlamento democratico al mondo.

I primi coloni arrivarono in Islanda nel IX secolo. In gran parte erano clan nomadi che avevano rifiutato di sottomettersi al re di Norvegia. Dopo un primo periodo senza governo, decisero di inviare i rappresentati di ogni gruppo in un campo del Þingvellir che diventò così il primo Althingi ("parlamento" in islandese). La tradizione proseguì per secoli e anche dopo che la sede ufficiale del parlamento fu spostata a Reykjavík rimase un luogo simbolico. Nel 1944 fu scelto per dichiarare l’indipendenza dell’Islanda dalla Danimarca.















Il Þingvellir è situato proprio in mezzo alle placche tettoniche euroasiatica e nordamericana. Si tratta dell’unico posto al mondo dove si può vedere la loro frattura.

L’area geotermica del Geysir

L'area geotermica del Geysir si trova nella valle Haukadalur che contiene numerosi stagni fangosi, depositi di alghe calde e fumarole.

Lungo il tragitto si possono ammirare numerosi allevamenti dei cavalli islandesi. Spesso i turisti li confondono con i pony, ma gli islandesi ci tengono a precisare che si tratta di una razza indigena dell’isola.







L’attrazione turistica più famosa è lo Strokkur, in geyser che erutta acqua calda ogni 7/10 minuti con getti che possono raggiungere anche 40 metri di altezza.


Gullfoss

Il termine Gullfoss significa “cascata d’oro”. Infatti è una cascata sul fiume Hvítá con uno spettacolare doppio salto di 32 metri. In inverno non è possibile percorrere il passaggio che porta sino al limite della cascata, ma rimane sempre una visione spettacolare, unica al mondo.