venerdì 24 luglio 2026

Alla scoperta delle ciclovie della provincia di Brescia

 

Cicloviaggio dal 17 al 21 giugno 2026


Mia madre era originaria di Montichiari, in provincia di Brescia. Anch’io e mia sorella siamo nati lì, anche se abbiamo vissuto sempre a Roma. I miei ricordi d’infanzia della provincia di Brescia sono fatti di noiose giornate estive, trascorse in compagnia delle vecchie zie di mia madre. D’estate ero l’unico bambino del paese, perché gli altri erano in vacanza al mare, ai laghi o in montagna. A quei tempi le vacanze scolastiche duravano diversi mesi e terminavano il primo di ottobre che, fino al 1976, era la data del primo giorno di scuola. Per combattere la noia, giravo la bassa bresciana con una Graziella, la prima bicicletta pieghevole prodotta in Italia.

Da tempo non tornavo più nel bresciano fino all’aprile del 2023, quando, insieme a mia moglie Luisa e con le nostre eMBT, abbiamo visitato i luoghi che mia madre decantava. Abbiamo quindi pedalato lungo la ciclabile della Val Camonica e fatto il giro del lago d’Iseo. In quell’occasione ho avuto modo di conoscere un territorio ben attrezzato per il cicloturismo e con una rete di circa 300 chilometri di piste ciclabili. Da quell’esperienza è nata l’idea di organizzare, per FIAB BiciLiberaTutti, un cicloviaggio alla scoperta delle ciclovie della provincia di Brescia.

Prima di descrivere il viaggio, desidero soffermarmi su un aspetto negativo legato al trasporto delle biciclette sui treni di Trenord. Già in occasione della nostra precedente esperienza ci avevano sconsigliato di usare Trenord con le biciclette. Nonostante venga richiesto il pagamento del biglietto, accade spesso che il capotreno non consenta di salire a bordo con la bici. Per questo motivo mi sono attivato con oltre quattro mesi di anticipo per prenotare il trasporto di un gruppo di ciclisti sulla linea Brescia - Edolo. Ho consultato il sito di Trenord, dove compare anche un piccolo video “Treno + bici: la coppia vincente”, e ho contattato l’assistenza clienti che mi ha assicurato che era possibile effettuare una prenotazione sui treni di quella linea. Per un gruppo di circa quindici ciclisti, bastava compilare un modulo online da inviare all’Ufficio Gruppi Trenord. La risposta però è stata la seguente: «Il numero massimo di biciclette dove consentito è di 5 bici e la salita sul treno dipenderà dalla disponibilità in tempo reale dei posti in vettura.» In pratica, soltanto cinque ciclisti avrebbero potuto tentare la fortuna, con la concreta possibilità di vedersi negare l’accesso al treno già alla partenza. In un momento di grande crescita dell’uso della bicicletta, sia come mezzo di trasporto sia per il turismo, Trenord finisce così per ostacolarne l’utilizzo invece di favorirlo. Ho dovuto quindi rivolgermi a un operatore privato, sostenendo un costo aggiuntivo (il trasporto bici su Trenord era gratuito). Ho trovato la soluzione grazie a "Lago Iseo Trasporto e Bike Tour" di Susanna Allegri, che ha brillantemente risolto il problema.

 

Mercoledì 17 giugno 2026

Per raggiungere Brescia, una parte del gruppo è arrivata in automobile, mentre gli altri hanno scelto il treno. Il nostro albergo era ai Ronchi, un territorio collinare che delimita il margine orientale della città. Un tempo i Ronchi erano un territorio agricolo, abitato dai cosiddetti roncari, i contadini che rifornivano Brescia di uova, pollame, ortaggi, funghi, castagne ed erbe spontanee. I boschi che ricoprivano le colline costituivano inoltre una preziosa riserva di legna da ardere per il riscaldamento cittadino. Il nome Ronchi deriva proprio dall’antica pratica del roncare, cioè tagliare i rami e ripulire il bosco per renderlo coltivabile. Oggi questa zona è diventata un elegante quartiere residenziale, noto anche per la produzione di vini di qualità.

I partecipanti arrivati per primi hanno subito avuto l’occasione di conoscere la rete ciclabile urbana di Brescia, composta da diciassette itinerari che attraversano la città e sono facilmente riconoscibili grazie a un sistema di numerazione, nomi e colori. Nel 2018 Brescia ha ottenuto il riconoscimento di Comune Ciclabile FIAB, nell’ambito del progetto “Comuni Ciclabili” che valuta le amministrazioni più attente alla mobilità ciclistica, sia per gli spostamenti quotidiani che per il cicloturismo. Noi abbiamo seguito la ciclabile n. 6 e, guidati da una segnaletica chiara e ben realizzata, abbiamo raggiunto senza difficoltà il centro storico.


In Piazza della Loggia ci attendeva una delegazione di FIAB Brescia - Amici della Bici, che ci ha accolto con grande cordialità e accompagnato in una piacevole visita della città. È stato il modo migliore per iniziare il nostro viaggio: pedalando in amicizia tra le vie di una città che ha saputo investire nella mobilità ciclistica.


Giovedì 18 giugno 2026

Ponte di Legno - Edolo - Ono San Pietro km 50


Di buon mattino abbiamo caricato le biciclette sul pulmino di Susanna Allegri, perfettamente attrezzato per il loro trasporto. A supporto c’era anche un’automobile con carrello portabici. Così, con biciclette e bagagli al seguito, ci siamo trasferiti a Ponte di Legno, punto di partenza del nostro viaggio.




Il fiume Oglio è il secondo affluente del Po per lunghezza. Nasce a Ponte di Legno, a 1.236 metri di quota, dalla confluenza dei torrenti Narcanello e Frigidolfo. Dopo aver attraversato l’intera Val Camonica, sfocia nel lago d’Iseo, a 185 metri sul livello del mare, per poi riprendere il suo corso da Sarnico. Nelle prime due tappe, abbiamo seguito il suo corso lungo la Ciclovia dell’Oglio, eletta nel 2019 “ciclabile più bella d’Italia”.

La Ciclovia dell’Oglio è il risultato della collaborazione tra diversi enti locali e si sviluppa lungo i 280 chilometri del corso del fiume, dal passo del Tonale fino alla confluenza dell’Oglio nel Po, attraversando le province di Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova. Lungo il tragitto si trovano cartelli che indicano due direzioni: Tonale verso nord e Po verso sud. A questi si aggiungono le indicazioni per raggiungere i paesi attraversati dalla ciclovia.


Nel tratto iniziale il fondo è prevalentemente asfaltato. Superata Edolo, il percorso alterna tranquille strade secondarie a piacevoli sterrati che costeggiano il fiume, immersi nel verde della valle. Poco prima di Capo di Ponte abbiamo scelto una variante che si allontanava dall’Oglio per inoltrarsi nel bosco attraverso una pista sterrata. Alcuni tratti in forte pendenza hanno messo a dura prova chi pedalava su una bicicletta muscolare, ma il percorso era molto suggestivo.


Tornati su strada asfaltata, ci siamo trovati davanti a una segnaletica apparentemente contraddittoria: cartelli che indicavano il Po o Capo di Ponte, ma in direzioni diverse. Solo in seguito abbiamo capito il motivo. Negli anni, il tracciato originario della ciclovia è stato affiancato da alcune varianti, tutte regolarmente segnalate. Di conseguenza, le indicazioni non erano in conflitto: conducevano semplicemente a itinerari differenti. Uno segue il fondovalle, in prossimità della strada statale 42 e che avevamo preferito evitare; gli altri si sviluppano sulla sponda destra dell’Oglio, attraversando centri abitati e offrendo un percorso più movimentato, con continui saliscendi.

Giunti a Capo di Ponte, abbiamo fatto una sosta al Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo, situato nei pressi della confluenza del torrente Clegna con il fiume Oglio. Qui si trovano due enormi massi, precipitati all’inizio dell’Olocene, circa dodicimila anni fa, le cui superfici sono ricoperte da incisioni rupestri raffiguranti figure umane, animali, scene di aratura e carri. Attorno a questi massi, a partire dall’Età del Rame, si sviluppò uno dei più antichi santuari megalitici della Val Camonica, testimonianza della straordinaria continuità della presenza umana in questa valle.

Lasciato Cemmo, abbiamo affrontato l’ultima salita della giornata, che si snodava tra piccoli centri abitati, fino a raggiungere il nostro ostello, situato ai piedi della Concarena. Si tratta di uno spettacolare massiccio calcareo-dolomitico delle Prealpi Orobie, celebre per gli affioramenti ricchi di fossili corallini. La montagna dominava il paesaggio e offriva una degna conclusione alla nostra prima giornata lungo la Ciclovia dell’Oglio.

 

Venerdì 19 giugno 2026

Ono San Pietro - Naquane - Lovere km 70


La mattina siamo tornati a Cemmo per visitare la Pieve di San Siro. Il complesso, arroccato su uno sperone roccioso che domina il fiume Oglio, è uno dei più significativi esempi di romanico lombardo in Val Camonica e risale all’XI-XII secolo. La sua posizione, sospesa sulla valle, trasmette ancora oggi un senso di raccoglimento e di antica spiritualità.


Attraversato il fiume e il centro abitato di Capo di Ponte, abbiamo raggiunto il ParcoNazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane. Istituito nel 1955, fu il primo parco archeologico italiano e, nel 1979, il primo sito italiano a essere inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. È un autentico museo all’aperto, dove 104 rocce conservano migliaia di incisioni realizzate nell’arco di millenni: dal Neolitico all’Età del Rame e del Bronzo, fino alle vivaci scene narrative dell’Età del Ferro. Camminare tra queste rocce significa sfogliare uno straordinario libro di pietra, che racconta la vita, i riti e le attività delle popolazioni che hanno abitato la valle.


Da Capo di Ponte abbiamo ripreso la Ciclovia dell’Oglio, che in questo tratto coincide con la Ciclabile della Val Camonica. In circa quaranta chilometri si attraversa l’intera valle, alternando boschi, prati, fiumi e centri abitati come Breno e Darfo Boario Terme, fino a raggiungere Pisogne, sulle rive del lago d’Iseo. Lungo il percorso non abbiamo resistito alla tentazione di una sosta golosa: un gelato a chilometro zero, preparato con il latte fresco delle mucche di una fattoria della zona.

Giunti a Breno, dominato dal castello che svetta sulla collina al centro del paese, siamo stati accolti da forti tuoni e dalle prime gocce di pioggia, chiaro segnale dell’arrivo di un temporale. Per evitare di rimanere sotto l’acqua abbiamo dovuto rinunciare alla visita del Santuario di Minerva, importante area archeologica di epoca romana situata in località Spinera, una delle mete previste nel nostro itinerario.


Superato Pian Camuno abbiamo attraversato il fiume Oglio, entrando così nella provincia di Bergamo. Un’ultima salita ci ha condotti nell’abitato di Costa Volpino, da dove si apre uno splendido panorama sul lago d’Iseo. Da lì siamo scesi a Lovere, uno dei borghi più belli affacciati sul lago. Sebbene appartenga amministrativamente alla provincia di Bergamo, Lovere è storicamente legata alla Val Camonica; ancora oggi, insieme a Costa Volpino, fa parte della Diocesi di Brescia, testimonianza di un legame che va oltre gli attuali confini amministrativi.

Attraversando il dedalo di vie del centro storico, tra palazzi signorili, portici e scorci di impronta medievale, abbiamo raggiunto il lungolago, dove si trovava il nostro ostello.

 

Sabato 20 giugno 2026

Lovere - Pisogne - San Pietro in Lamosa - Brescia km 70

Lasciato Lovere, abbiamo costeggiato la Baia delle Rose e attraversato il Parco avifaunistico dell’Oglio, nel territorio di Costa Volpino. Grazie ad una pista ciclabile, abbiamo riattraversato il fiume e ripreso il tracciato della Ciclovia dell’Oglio per tornare nella provincia di Brescia raggiungendo Pisogne, dove la prima tappa della giornata era la chiesa di Santa Maria della Neve.


L’edificio fu costruito alla fine del Quattrocento, alla periferia del paese, lungo la storica Via Valeriana, che collegava il lago d’Iseo con la Val Camonica. La chiesa è celebre soprattutto per il ciclo di affreschi realizzato da Girolamo Romani, detto il Romanino, uno dei maggiori pittori bresciani del Cinquecento. Lo scrittore Giovanni Testori la definì la “Cappella Sistina dei poveri”, un’espressione che rende bene la forza narrativa e l’intensità emotiva di queste opere. Tra gli anni Trenta e Quaranta del XVI secolo il Romanino lavorò a lungo in Val Camonica, sviluppando uno stile personale e anticonvenzionale, lontano dai canoni del Rinascimento più classico. Le pareti della chiesa raccontano la Passione, la morte e la Resurrezione di Cristo, mentre dalle volte si affacciano sibille e profeti.


Lasciata Pisogne, abbiamo iniziato a pedalare lungo la sponda orientale del lago d’Iseo, seguendo ancora una volta la Ciclovia dell’Oglio. A Toline ha inizio uno dei tratti più spettacolari dell’itinerario: circa quattro chilometri e mezzo di pista ciclopedonale che conduce fino a Vello. Il percorso è stato ricavato dal tracciato della vecchia strada litoranea, oggi chiusa al traffico automobilistico, che si distende a pochi metri dall’acqua, alternando gallerie scavate nella roccia, scorci sul lago e aree di sosta attrezzate con tavoli e panchine.


Proseguendo lungo la costa ci siamo trovati di fronte a Monte Isola, la più grande isola lacustre d’Italia, spesso indicata, erroneamente, come la più grande d’Europa. Il nostro programma prevedeva di raggiungerla in traghetto e percorrerne il periplo in bicicletta, ma abbiamo dovuto rinunciare. Nei giorni prefestivi e festivi, da marzo a settembre, non è consentito imbarcare le biciclette e la nostra tappa cadeva proprio di sabato. È stato un piccolo rammarico, perché Monte Isola merita senz’altro una visita. I suoi borghi, molti dei quali conservano un’impronta medievale, sono collegati da strade piacevoli da percorrere in bicicletta, anche grazie al limitato traffico automobilistico. Non mancano però salite impegnative, come quella che conduce al Santuario della Madonna della Ceriola, posto a circa 600 metri di quota nel punto più elevato dell’isola, da cui si gode un bellissimo panorama dal centro del lago.

Dopo Sulzano, abbiamo proseguito verso Iseo, affrontando anche alcuni tratti di strada aperta al traffico e privi di pista ciclabile protetta. Giunti nel borgo, abbiamo incontrato i primi itinerari ciclabili della Franciacorta, una rete di sei percorsi agro-cicloturistici che si snodano tra vigneti, campi coltivati, castelli, antichi borghi e riserve naturali. Ogni itinerario è identificato da un numero, un colore e dal nome di una delle tipologie dello spumante Franciacorta: 1 Satèn (giallo), 2 Pas Dosé (blu), 3 Brut (verde), 4 Rosé (rosso), 5 Extra Brut (nero) e 6 Millesimato (bianco).


Noi abbiamo scelto il percorso che costeggia la Riserva Naturale delle Torbiere delSebino, la più importante zona umida della provincia di Brescia per estensione e valore ecologico. Questo ambiente, nato dall’antica attività di estrazione della torba, rappresenta oggi uno dei principali rifugi per la fauna acquatica e l’avifauna migratoria. In passato la ciclabile Brescia - Paratico attraversava le torbiere, lungo gli specchi d’acqua compresi tra Provaglio d’Iseo e Corte Franca. Oggi quel tratto è stato chiuso al transito delle biciclette per tutelare un ecosistema particolarmente delicato, anche a seguito di comportamenti poco rispettosi da parte di qualche ciclista. Il nuovo itinerario ciclabile aggira la riserva lungo il perimetro esterno. Dal punto di vista naturalistico è una scelta pienamente condivisibile, anche se ci ha costretto ad ammirare questo straordinario ambiente solo da lontano.

In due giorni di viaggio siamo scesi di 1.075 metri e la differenza di quota si faceva sentire tutta. Nei giorni della prima ondata di caldo del 2026, il fresco dell’alta valle aveva lasciato il posto all’afa della pianura.

Per la pausa pranzo ci siamo fermati al monastero di San Pietro in Lamosa, costruito su uno sperone roccioso che domina le Torbiere del Sebino. Il toponimo Lamosa deriva dalle lame, come venivano chiamate in passato le zone umide circostanti. Nato come chiesa privata, il complesso fu donato nel 1083 ai monaci benedettini di Cluny e rappresenta oggi la più antica e meglio conservata fondazione cluniacense del Sebino. Dal piazzale antistante lo sguardo spazia sulle torbiere e permette di coglierne l’estensione e la straordinaria ricchezza ambientale.

Nel pomeriggio abbiamo ripreso la ciclabile Brescia - Paratico, pedalando tra i vigneti della Franciacorta. A Monterotondo di Passirano ci siamo concessi una breve sosta per osservare dall’esterno il Castello di Passirano, riconoscibile per i suoi caratteristici merli ghibellini a coda di rondine. Poco dopo, nel centro storico di Paderno Franciacorta, abbiamo invece visto il Castello Oldofredi, un’altra testimonianza della lunga storia di questo territorio.

Proseguendo verso Brescia siamo passati per Gussago e Cellatica, fino a raggiungere Piazza della Loggia, dove termina ufficialmente la ciclabile. Per noi, però, la giornata non era ancora conclusa e ci siamo concessi una sosta all’antica Birreria Wührer, a poche centinaia di metri dal nostro albergo.

Nel 1829 Franz Wührer si trasferì da Salisburgo a Brescia, dove fondò quella che viene considerata la prima industria birraria italiana. Sessant’anni più tardi il figlio Pietro costruì proprio in questa zona un grande stabilimento produttivo, rimasto in attività fino agli anni Ottanta del Novecento. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 2001 l’area è stata recuperata e trasformata nel Borgo Wührer, un elegante complesso residenziale e commerciale che conserva alcuni edifici storici dell’antico birrificio. Per noi è stato il luogo ideale per concludere una giornata calda e intensa: una birra fresca, qualche chiacchiera e la soddisfazione di aver attraversato, in sella, alcuni dei paesaggi più affascinanti della provincia di Brescia.

 

Domenica 21 giugno 2026

Brescia - Desenzano - Padenghe - Brescia km 70

L’ultima giornata del nostro cicloviaggio è dedicata alla scoperta delle ciclabili verso il Lago di Garda.

Percorrendo un tratto pianeggiante che si dirige verso est, passiamo davanti all’antico monastero di Sant’Eufemia, oggi sede del Museo Mille Miglia. Attraversati i quartieri orientali di Brescia e superato Rezzato, raggiungiamo l’alzaia del Naviglio Grande Bresciano, che seguiamo fino a Mazzano. Questo tratto coincide con la ciclabile Brescia - Salò e sarà anche la strada del nostro ritorno.


Proseguendo verso est attraversiamo il borgo di Mazzano, il centro storico di Molinetto e la località di Pontenove, nel comune di Bedizzole. Qui superiamo il fiume Chiese sul suggestivo Ponte di Pontenove, un elegante ponte in pietra del XVIII secolo, a schiena d’asino, impreziosito da una piccola edicola votiva al centro. In origine il ponte era di legno e fu distrutto dagli austriaci durante la ritirata seguita alla battaglia di Solferino e San Martino, nel 1859. Una passerella provvisoria consentì alle truppe franco-piemontesi di attraversare il Chiese e proseguire l’avanzata.

Avvicinandoci al lago di Garda il paesaggio cambia lentamente. La pianura lascia spazio alle dolci colline moreniche, modellate dai ghiacciai durante il Quaternario. Le strade iniziano a salire e scendere tra uliveti e vigneti di Turbiana, l’antico nome del vitigno autoctono da cui nasce il Lugana, uno dei vini simbolo di questo territorio.


Raggiungiamo Desenzano del Garda e attraversiamo il centro storico spingendo le biciclette a mano, sia nel rispetto del regolamento sia per l’intenso flusso di turisti. Sul lungolago troviamo una pista ciclabile che, dopo la pausa pranzo e un bagno rinfrescante nelle acque del Benàco, ci accompagna fuori città in direzione nord.

Per raggiungere il Castello di Padenghe dobbiamo affrontare una salita impegnativa. Entriamo così nel cuore della Valtenesi, territorio che si estende lungo la sponda occidentale del lago di Garda. La zona collinare, di origine morenica, è disseminata di borghi medievali, castelli, ville storiche e torri, dove prosperano gli oliveti e i vigneti del Chiaretto. Questo celebre vino rosato nasce soprattutto dalle uve di Groppello, vitigno autoctono il cui nome deriva dalla forma compatta del grappolo (groppo), affiancate da Marzemino, Sangiovese e Barbera.

Il Castello di Padenghe, probabilmente il più antico della zona, si raggiunge attraversando l’antico ponte levatoio. Costruito tra il IX e il X secolo a scopo difensivo sui resti di un precedente insediamento romano, conserva ancora l’ampio fossato, oggi asciutto e trasformato in un percorso ciclopedonale. Dalle mura si apre uno splendido panorama sul lago di Garda e sulle colline circostanti.

Lasciato il castello, riprendiamo a pedalare su tranquille strade asfaltate che si trasformano poi in una piacevole pista sterrata. Le numerose pozzanghere, lasciate dal violento acquazzone della notte precedente, rendono il clima più fresco, nonostante l’ondata di caldo intenso.

Poco dopo entriamo nel Parco Airone, dove una splendida pista ciclabile ombreggiata corre tra il fiume Chiese e la Roggia Lonata, canale artificiale realizzato nel XIV secolo. Attraverso la ciclabile della Gavardina ritroviamo infine il Naviglio Grande Bresciano e percorriamo a ritroso l’ultimo tratto che ci riporta a Brescia.

Il nostro cicloviaggio si conclude come la giornata precedente, con un’altra birra fresca alla storica Birreria Wührer.

 




Brano musicale

Come mia consuetudine, abbino un brano musicale in tema con l’uscita. In questo caso ho scelto un musicista bresciano: Arturo Benedetti Michelangeli. Oltre a essere uno dei più grandi pianisti del secolo scorso, Benedetti Michelangeli fu anche un appassionato di etnomusicologia e un estimatore del canto popolare. La sua unica attività come compositore consiste nelle diciannove armonizzazioni di canti popolari che dedicò al Coro della S.A.T. di Trento.

Mia madre era originaria della provincia di Brescia e mio padre di quella di Trento. Il Passo del Tonale unisce queste due province, proprio come i musicisti di cui si parla.

Tra i diciannove brani ho scelto Era nato poveretto, un canto che mi divertiva molto quando ero bambino. Si tratta di un brano tradizionale lombardo, entrato nel repertorio di molti cori di montagna. Probabilmente nacque in ambito militare durante gli anni della Prima guerra mondiale e, con il suo testo ironico, descrive la povertà e la fame di quel periodo. Non manca un finale dal chiaro messaggio pacifista, che sembra anticipare i temi di molte canzoni degli anni Sessanta.

 

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