Cicloviaggio dal 17 al 21 giugno 2026
Mia madre era originaria di Montichiari, in provincia di Brescia. Anch’io e mia sorella siamo nati lì, anche se abbiamo vissuto sempre a Roma. I miei ricordi d’infanzia della provincia di Brescia sono fatti di noiose giornate estive, trascorse in compagnia delle vecchie zie di mia madre. D’estate ero l’unico bambino del paese, perché gli altri erano in vacanza al mare, ai laghi o in montagna. A quei tempi le vacanze scolastiche duravano diversi mesi e terminavano il primo di ottobre che, fino al 1976, era la data del primo giorno di scuola. Per combattere la noia, giravo la bassa bresciana con una Graziella, la prima bicicletta pieghevole prodotta in Italia.
Da
tempo non tornavo più nel bresciano fino all’aprile del 2023, quando, insieme a
mia moglie Luisa e con le nostre eMBT, abbiamo visitato i luoghi che mia madre
decantava. Abbiamo quindi pedalato lungo la ciclabile della Val Camonica e
fatto il giro del lago d’Iseo. In quell’occasione ho avuto modo di conoscere un
territorio ben attrezzato per il cicloturismo e con una rete di circa 300 chilometri
di piste ciclabili. Da quell’esperienza è nata l’idea di organizzare, per FIAB
BiciLiberaTutti, un cicloviaggio alla scoperta delle ciclovie della provincia
di Brescia.
Prima
di descrivere il viaggio, desidero soffermarmi su un aspetto negativo legato al
trasporto delle biciclette sui treni di Trenord. Già in occasione della nostra
precedente esperienza ci avevano sconsigliato di usare Trenord con le
biciclette. Nonostante venga richiesto il pagamento del biglietto, accade spesso
che il capotreno non consenta di salire a bordo con la bici. Per questo motivo
mi sono attivato con oltre quattro mesi di anticipo per prenotare il trasporto
di un gruppo di ciclisti sulla linea Brescia - Edolo. Ho consultato il sito di
Trenord, dove compare anche un piccolo video “Treno + bici: la coppia vincente”,
e ho contattato l’assistenza clienti che mi ha assicurato che era possibile
effettuare una prenotazione sui treni di quella linea. Per un gruppo di circa quindici
ciclisti, bastava compilare un modulo online da inviare all’Ufficio Gruppi
Trenord. La risposta però è stata la seguente: «Il numero massimo di biciclette
dove consentito è di 5 bici e la salita sul treno dipenderà dalla disponibilità
in tempo reale dei posti in vettura.» In pratica, soltanto cinque ciclisti
avrebbero potuto tentare la fortuna, con la concreta possibilità di vedersi
negare l’accesso al treno già alla partenza. In un momento di grande crescita
dell’uso della bicicletta, sia come mezzo di trasporto sia per il turismo,
Trenord finisce così per ostacolarne l’utilizzo invece di favorirlo. Ho dovuto
quindi rivolgermi a un operatore privato, sostenendo un costo aggiuntivo (il
trasporto bici su Trenord era gratuito). Ho trovato la soluzione grazie a
"Lago Iseo Trasporto e Bike Tour" di Susanna Allegri, che ha brillantemente
risolto il problema.
Mercoledì
17 giugno 2026
Per
raggiungere Brescia, una parte del gruppo è arrivata in automobile, mentre gli
altri hanno scelto il treno. Il nostro albergo era ai Ronchi, un territorio collinare
che delimita il margine orientale della città. Un tempo i Ronchi erano un
territorio agricolo, abitato dai cosiddetti roncari,
i contadini che rifornivano Brescia di uova, pollame, ortaggi, funghi, castagne
ed erbe spontanee. I boschi che ricoprivano le colline costituivano inoltre una
preziosa riserva di legna da ardere per il riscaldamento cittadino. Il nome Ronchi deriva proprio dall’antica
pratica del roncare, cioè tagliare i
rami e ripulire il bosco per renderlo coltivabile. Oggi questa zona è diventata
un elegante quartiere residenziale, noto anche per la produzione di vini di
qualità.
I
partecipanti arrivati per primi hanno subito avuto l’occasione di conoscere la
rete ciclabile urbana di Brescia, composta da diciassette itinerari che attraversano
la città e sono facilmente riconoscibili grazie a un sistema di numerazione,
nomi e colori. Nel 2018 Brescia ha ottenuto il riconoscimento di Comune
Ciclabile FIAB, nell’ambito del progetto “Comuni Ciclabili” che valuta le
amministrazioni più attente alla mobilità ciclistica, sia per gli spostamenti
quotidiani che per il cicloturismo. Noi abbiamo seguito la ciclabile n. 6 e,
guidati da una segnaletica chiara e ben realizzata, abbiamo raggiunto senza
difficoltà il centro storico.
In Piazza della Loggia ci attendeva una delegazione di FIAB Brescia - Amici della Bici, che ci ha accolto con grande cordialità e accompagnato in una piacevole visita della città. È stato il modo migliore per iniziare il nostro viaggio: pedalando in amicizia tra le vie di una città che ha saputo investire nella mobilità ciclistica.
Giovedì
18 giugno 2026
Ponte di Legno - Edolo - Ono
San Pietro km 50
Di buon mattino abbiamo caricato le biciclette sul pulmino di Susanna Allegri, perfettamente attrezzato per il loro trasporto. A supporto c’era anche un’automobile con carrello portabici. Così, con biciclette e bagagli al seguito, ci siamo trasferiti a Ponte di Legno, punto di partenza del nostro viaggio.
Il fiume Oglio è il secondo affluente del Po per lunghezza. Nasce a Ponte di Legno, a 1.236 metri di quota, dalla confluenza dei torrenti Narcanello e Frigidolfo. Dopo aver attraversato l’intera Val Camonica, sfocia nel lago d’Iseo, a 185 metri sul livello del mare, per poi riprendere il suo corso da Sarnico. Nelle prime due tappe, abbiamo seguito il suo corso lungo la Ciclovia dell’Oglio, eletta nel 2019 “ciclabile più bella d’Italia”.
La
Ciclovia dell’Oglio è il risultato della collaborazione tra diversi enti locali
e si sviluppa lungo i 280 chilometri del corso del fiume, dal passo del Tonale
fino alla confluenza dell’Oglio nel Po, attraversando le province di Brescia,
Bergamo, Cremona e Mantova. Lungo il tragitto si trovano cartelli che indicano
due direzioni: Tonale verso nord e Po verso sud. A questi si aggiungono le
indicazioni per raggiungere i paesi attraversati dalla ciclovia.
Nel tratto iniziale il fondo è prevalentemente asfaltato. Superata Edolo, il percorso alterna tranquille strade secondarie a piacevoli sterrati che costeggiano il fiume, immersi nel verde della valle. Poco prima di Capo di Ponte abbiamo scelto una variante che si allontanava dall’Oglio per inoltrarsi nel bosco attraverso una pista sterrata. Alcuni tratti in forte pendenza hanno messo a dura prova chi pedalava su una bicicletta muscolare, ma il percorso era molto suggestivo.
Tornati
su strada asfaltata, ci siamo trovati davanti a una segnaletica apparentemente
contraddittoria: cartelli che indicavano il Po o Capo di Ponte, ma in direzioni
diverse. Solo in seguito abbiamo capito il motivo. Negli anni, il tracciato
originario della ciclovia è stato affiancato da alcune varianti, tutte
regolarmente segnalate. Di conseguenza, le indicazioni non erano in conflitto:
conducevano semplicemente a itinerari differenti. Uno segue il fondovalle, in
prossimità della strada statale 42 e che avevamo preferito evitare; gli altri
si sviluppano sulla sponda destra dell’Oglio, attraversando centri abitati e
offrendo un percorso più movimentato, con continui saliscendi.
Giunti
a Capo di Ponte, abbiamo fatto una sosta al Parco Archeologico Nazionale dei
Massi di Cemmo, situato nei pressi della confluenza del torrente Clegna con il
fiume Oglio. Qui si trovano due enormi massi, precipitati all’inizio dell’Olocene,
circa dodicimila anni fa, le cui superfici sono ricoperte da incisioni rupestri
raffiguranti figure umane, animali, scene di aratura e carri. Attorno a questi
massi, a partire dall’Età del Rame, si sviluppò uno dei più antichi santuari
megalitici della Val Camonica, testimonianza della straordinaria continuità
della presenza umana in questa valle.
Lasciato
Cemmo, abbiamo affrontato l’ultima salita della giornata, che si snodava tra piccoli
centri abitati, fino a raggiungere il nostro ostello, situato ai piedi della
Concarena. Si tratta di uno spettacolare massiccio calcareo-dolomitico delle
Prealpi Orobie, celebre per gli affioramenti ricchi di fossili corallini. La
montagna dominava il paesaggio e offriva una degna conclusione alla nostra
prima giornata lungo la Ciclovia dell’Oglio.
Ono San Pietro - Naquane
- Lovere km 70
La
mattina siamo tornati a Cemmo per visitare la Pieve di San Siro. Il complesso,
arroccato su uno sperone roccioso che domina il fiume Oglio, è uno dei più
significativi esempi di romanico lombardo in Val Camonica e risale all’XI-XII
secolo. La sua posizione, sospesa sulla valle, trasmette ancora oggi un senso
di raccoglimento e di antica spiritualità.
Attraversato il fiume e il centro abitato di Capo di Ponte, abbiamo raggiunto il ParcoNazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane. Istituito nel 1955, fu il primo parco archeologico italiano e, nel 1979, il primo sito italiano a essere inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. È un autentico museo all’aperto, dove 104 rocce conservano migliaia di incisioni realizzate nell’arco di millenni: dal Neolitico all’Età del Rame e del Bronzo, fino alle vivaci scene narrative dell’Età del Ferro. Camminare tra queste rocce significa sfogliare uno straordinario libro di pietra, che racconta la vita, i riti e le attività delle popolazioni che hanno abitato la valle.
Da Capo di Ponte abbiamo ripreso la Ciclovia dell’Oglio, che in questo tratto coincide con la Ciclabile della Val Camonica. In circa quaranta chilometri si attraversa l’intera valle, alternando boschi, prati, fiumi e centri abitati come Breno e Darfo Boario Terme, fino a raggiungere Pisogne, sulle rive del lago d’Iseo. Lungo il percorso non abbiamo resistito alla tentazione di una sosta golosa: un gelato a chilometro zero, preparato con il latte fresco delle mucche di una fattoria della zona.
Giunti
a Breno, dominato dal castello che svetta sulla collina al centro del paese,
siamo stati accolti da forti tuoni e dalle prime gocce di pioggia, chiaro
segnale dell’arrivo di un temporale. Per evitare di rimanere sotto l’acqua
abbiamo dovuto rinunciare alla visita del Santuario di Minerva, importante area
archeologica di epoca romana situata in località Spinera, una delle mete
previste nel nostro itinerario.
Superato Pian Camuno abbiamo attraversato il fiume Oglio, entrando così nella provincia di Bergamo. Un’ultima salita ci ha condotti nell’abitato di Costa Volpino, da dove si apre uno splendido panorama sul lago d’Iseo. Da lì siamo scesi a Lovere, uno dei borghi più belli affacciati sul lago. Sebbene appartenga amministrativamente alla provincia di Bergamo, Lovere è storicamente legata alla Val Camonica; ancora oggi, insieme a Costa Volpino, fa parte della Diocesi di Brescia, testimonianza di un legame che va oltre gli attuali confini amministrativi.
Attraversando
il dedalo di vie del centro storico, tra palazzi signorili, portici e scorci di
impronta medievale, abbiamo raggiunto il lungolago, dove si trovava il nostro
ostello.
Sabato
20 giugno 2026
Lovere - Pisogne - San
Pietro in Lamosa - Brescia km 70
Lasciato
Lovere, abbiamo costeggiato la Baia delle Rose e attraversato il Parco
avifaunistico dell’Oglio, nel territorio di Costa Volpino. Grazie ad una pista
ciclabile, abbiamo riattraversato il fiume e ripreso il tracciato della
Ciclovia dell’Oglio per tornare nella provincia di Brescia raggiungendo
Pisogne, dove la prima tappa della giornata era la chiesa di Santa Maria della Neve.
L’edificio fu costruito alla fine del Quattrocento, alla periferia del paese, lungo la storica Via Valeriana, che collegava il lago d’Iseo con la Val Camonica. La chiesa è celebre soprattutto per il ciclo di affreschi realizzato da Girolamo Romani, detto il Romanino, uno dei maggiori pittori bresciani del Cinquecento. Lo scrittore Giovanni Testori la definì la “Cappella Sistina dei poveri”, un’espressione che rende bene la forza narrativa e l’intensità emotiva di queste opere. Tra gli anni Trenta e Quaranta del XVI secolo il Romanino lavorò a lungo in Val Camonica, sviluppando uno stile personale e anticonvenzionale, lontano dai canoni del Rinascimento più classico. Le pareti della chiesa raccontano la Passione, la morte e la Resurrezione di Cristo, mentre dalle volte si affacciano sibille e profeti.
Lasciata Pisogne, abbiamo iniziato a pedalare lungo la sponda orientale del lago d’Iseo, seguendo ancora una volta la Ciclovia dell’Oglio. A Toline ha inizio uno dei tratti più spettacolari dell’itinerario: circa quattro chilometri e mezzo di pista ciclopedonale che conduce fino a Vello. Il percorso è stato ricavato dal tracciato della vecchia strada litoranea, oggi chiusa al traffico automobilistico, che si distende a pochi metri dall’acqua, alternando gallerie scavate nella roccia, scorci sul lago e aree di sosta attrezzate con tavoli e panchine.
Proseguendo lungo la costa ci siamo trovati di fronte a Monte Isola, la più grande isola lacustre d’Italia, spesso indicata, erroneamente, come la più grande d’Europa. Il nostro programma prevedeva di raggiungerla in traghetto e percorrerne il periplo in bicicletta, ma abbiamo dovuto rinunciare. Nei giorni prefestivi e festivi, da marzo a settembre, non è consentito imbarcare le biciclette e la nostra tappa cadeva proprio di sabato. È stato un piccolo rammarico, perché Monte Isola merita senz’altro una visita. I suoi borghi, molti dei quali conservano un’impronta medievale, sono collegati da strade piacevoli da percorrere in bicicletta, anche grazie al limitato traffico automobilistico. Non mancano però salite impegnative, come quella che conduce al Santuario della Madonna della Ceriola, posto a circa 600 metri di quota nel punto più elevato dell’isola, da cui si gode un bellissimo panorama dal centro del lago.
Dopo
Sulzano, abbiamo proseguito verso Iseo, affrontando anche alcuni tratti di
strada aperta al traffico e privi di pista ciclabile protetta. Giunti nel
borgo, abbiamo incontrato i primi itinerari ciclabili della Franciacorta, una
rete di sei percorsi agro-cicloturistici che si snodano tra vigneti, campi
coltivati, castelli, antichi borghi e riserve naturali. Ogni itinerario è
identificato da un numero, un colore e dal nome di una delle tipologie dello
spumante Franciacorta: 1 Satèn (giallo), 2 Pas Dosé (blu), 3 Brut (verde), 4 Rosé
(rosso), 5 Extra Brut (nero) e 6 Millesimato (bianco).
Noi abbiamo scelto il percorso che costeggia la Riserva Naturale delle Torbiere delSebino, la più importante zona umida della provincia di Brescia per estensione e valore ecologico. Questo ambiente, nato dall’antica attività di estrazione della torba, rappresenta oggi uno dei principali rifugi per la fauna acquatica e l’avifauna migratoria. In passato la ciclabile Brescia - Paratico attraversava le torbiere, lungo gli specchi d’acqua compresi tra Provaglio d’Iseo e Corte Franca. Oggi quel tratto è stato chiuso al transito delle biciclette per tutelare un ecosistema particolarmente delicato, anche a seguito di comportamenti poco rispettosi da parte di qualche ciclista. Il nuovo itinerario ciclabile aggira la riserva lungo il perimetro esterno. Dal punto di vista naturalistico è una scelta pienamente condivisibile, anche se ci ha costretto ad ammirare questo straordinario ambiente solo da lontano.
In due
giorni di viaggio siamo scesi di 1.075 metri e la differenza di quota si faceva
sentire tutta. Nei giorni della prima ondata di caldo del 2026, il fresco dell’alta
valle aveva lasciato il posto all’afa della pianura.
Per la
pausa pranzo ci siamo fermati al monastero di San Pietro in Lamosa, costruito
su uno sperone roccioso che domina le Torbiere del Sebino. Il toponimo Lamosa deriva dalle lame, come venivano chiamate in passato le zone umide circostanti.
Nato come chiesa privata, il complesso fu donato nel 1083 ai monaci benedettini
di Cluny e rappresenta oggi la più antica e meglio conservata fondazione
cluniacense del Sebino. Dal piazzale antistante lo sguardo spazia sulle
torbiere e permette di coglierne l’estensione e la straordinaria ricchezza
ambientale.
Nel
pomeriggio abbiamo ripreso la ciclabile Brescia - Paratico, pedalando tra i
vigneti della Franciacorta. A Monterotondo di Passirano ci siamo concessi una
breve sosta per osservare dall’esterno il Castello di Passirano, riconoscibile
per i suoi caratteristici merli ghibellini a coda di rondine. Poco dopo, nel
centro storico di Paderno Franciacorta, abbiamo invece visto il Castello
Oldofredi, un’altra testimonianza della lunga storia di questo territorio.
Proseguendo
verso Brescia siamo passati per Gussago e Cellatica, fino a raggiungere Piazza
della Loggia, dove termina ufficialmente la ciclabile. Per noi, però, la giornata
non era ancora conclusa e ci siamo concessi una sosta all’antica Birreria
Wührer, a poche centinaia di metri dal nostro albergo.
Nel
1829 Franz Wührer si trasferì da Salisburgo a Brescia, dove fondò quella che
viene considerata la prima industria birraria italiana. Sessant’anni più tardi
il figlio Pietro costruì proprio in questa zona un grande stabilimento
produttivo, rimasto in attività fino agli anni Ottanta del Novecento. Dopo un
lungo periodo di abbandono, nel 2001 l’area è stata recuperata e trasformata
nel Borgo Wührer, un elegante complesso residenziale e commerciale che conserva
alcuni edifici storici dell’antico birrificio. Per noi è stato il luogo ideale
per concludere una giornata calda e intensa: una birra fresca, qualche
chiacchiera e la soddisfazione di aver attraversato, in sella, alcuni dei
paesaggi più affascinanti della provincia di Brescia.
Domenica
21 giugno 2026
Brescia - Desenzano -
Padenghe - Brescia km 70
L’ultima
giornata del nostro cicloviaggio è dedicata alla scoperta delle ciclabili verso
il Lago di Garda.
Percorrendo
un tratto pianeggiante che si dirige verso est, passiamo davanti all’antico
monastero di Sant’Eufemia, oggi sede del Museo Mille Miglia. Attraversati i
quartieri orientali di Brescia e superato Rezzato, raggiungiamo l’alzaia del
Naviglio Grande Bresciano, che seguiamo fino a Mazzano. Questo tratto coincide
con la ciclabile Brescia - Salò e sarà anche la strada del nostro ritorno.
Proseguendo verso est attraversiamo il borgo di Mazzano, il centro storico di Molinetto e la località di Pontenove, nel comune di Bedizzole. Qui superiamo il fiume Chiese sul suggestivo Ponte di Pontenove, un elegante ponte in pietra del XVIII secolo, a schiena d’asino, impreziosito da una piccola edicola votiva al centro. In origine il ponte era di legno e fu distrutto dagli austriaci durante la ritirata seguita alla battaglia di Solferino e San Martino, nel 1859. Una passerella provvisoria consentì alle truppe franco-piemontesi di attraversare il Chiese e proseguire l’avanzata.
Avvicinandoci
al lago di Garda il paesaggio cambia lentamente. La pianura lascia spazio alle
dolci colline moreniche, modellate dai ghiacciai durante il Quaternario. Le
strade iniziano a salire e scendere tra uliveti e vigneti di Turbiana, l’antico
nome del vitigno autoctono da cui nasce il Lugana, uno dei vini simbolo di
questo territorio.
Raggiungiamo Desenzano del Garda e attraversiamo il centro storico spingendo le biciclette a mano, sia nel rispetto del regolamento sia per l’intenso flusso di turisti. Sul lungolago troviamo una pista ciclabile che, dopo la pausa pranzo e un bagno rinfrescante nelle acque del Benàco, ci accompagna fuori città in direzione nord.
Per
raggiungere il Castello di Padenghe dobbiamo affrontare una salita impegnativa.
Entriamo così nel cuore della Valtenesi, territorio che si estende lungo la
sponda occidentale del lago di Garda. La zona collinare, di origine morenica, è
disseminata di borghi medievali, castelli, ville storiche e torri, dove
prosperano gli oliveti e i vigneti del Chiaretto. Questo celebre vino rosato
nasce soprattutto dalle uve di Groppello, vitigno autoctono il cui nome deriva
dalla forma compatta del grappolo (groppo), affiancate da Marzemino, Sangiovese
e Barbera.
Il
Castello di Padenghe, probabilmente il più antico della zona, si raggiunge
attraversando l’antico ponte levatoio. Costruito tra il IX e il X secolo a
scopo difensivo sui resti di un precedente insediamento romano, conserva ancora
l’ampio fossato, oggi asciutto e trasformato in un percorso ciclopedonale.
Dalle mura si apre uno splendido panorama sul lago di Garda e sulle colline
circostanti.
Lasciato
il castello, riprendiamo a pedalare su tranquille strade asfaltate che si
trasformano poi in una piacevole pista sterrata. Le numerose pozzanghere,
lasciate dal violento acquazzone della notte precedente, rendono il clima più
fresco, nonostante l’ondata di caldo intenso.
Poco
dopo entriamo nel Parco Airone, dove una splendida pista ciclabile ombreggiata
corre tra il fiume Chiese e la Roggia Lonata, canale artificiale realizzato nel
XIV secolo. Attraverso la ciclabile della Gavardina ritroviamo infine il
Naviglio Grande Bresciano e percorriamo a ritroso l’ultimo tratto che ci
riporta a Brescia.
Il
nostro cicloviaggio si conclude come la giornata precedente, con un’altra birra
fresca alla storica Birreria Wührer.
Brano
musicale
Come
mia consuetudine, abbino un brano musicale in tema con l’uscita. In questo caso
ho scelto un musicista bresciano: Arturo Benedetti Michelangeli. Oltre a essere
uno dei più grandi pianisti del secolo scorso, Benedetti Michelangeli fu anche
un appassionato di etnomusicologia e un estimatore del canto popolare. La sua
unica attività come compositore consiste nelle diciannove armonizzazioni di
canti popolari che dedicò al Coro della S.A.T. di Trento.
Mia
madre era originaria della provincia di Brescia e mio padre di quella di
Trento. Il Passo del Tonale unisce queste due province, proprio come i
musicisti di cui si parla.
Tra i
diciannove brani ho scelto Era nato poveretto, un canto che mi divertiva molto quando ero bambino. Si tratta di
un brano tradizionale lombardo, entrato nel repertorio di molti cori di
montagna. Probabilmente nacque in ambito militare durante gli anni della Prima
guerra mondiale e, con il suo testo ironico, descrive la povertà e la fame di
quel periodo. Non manca un finale dal chiaro messaggio pacifista, che sembra
anticipare i temi di molte canzoni degli anni Sessanta.
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