giovedì 14 marzo 2013

Una settimana a New York

HARLEM

La domenica siamo andati a Harlem per assistere a un servizio religioso con canti gospel in una delle numerose chiese battiste della zona. Purtroppo abbiamo fatto un po’ tardi, perché la metropolitana aveva un tratto interrotto a causa dei danni provocati dall’Uragano Sandy dello scorso ottobre.
Quando siamo arrivati alla chiesa segnalata sia su internet che nelle nostre guide, non siamo potuti entrare perché era piena, ma ci hanno cortesemente segnalato la vicina Mount Olivet Baptist Church dove siamo stati accolti da afroamericani in guanti bianchi che ci hanno accompagnato ai banchi. Per l’occasione ci eravamo vestiti meglio che potevamo, ma sempre da turisti. Non eravamo certamente all’altezza dei fedeli: uomini in giacca e cravatta (molti con la stessa cravatta) e donne in abiti neri, bianchi o colorati e con in testa vistosi cappelli.
I canti si alternavano alle preghiere e ai sermoni del pastore ed erano accompagnati da un organo elettrico, un basso e una batteria. Voci meravigliose e altre meno si alternavano sul fronte della chiesa che, in vero, assomigliava più a un teatro con tanto di palco, platea e balconata. L’unica persona bianca che ha cantato da solista è stata una signora anziana terribilmente stonata che ha eseguito (si fa per dire) Danny Boy; ma non siamo a un concorso canoro e la musica serve per avvicinarsi tutti insieme al Signore. Il pastore ha iniziato il suo sermone salutando noi ospiti stranieri, chiamando i vari paesi di provenienza (come fa anche il papa cattolico). Una fedele, elegantemente vestita di bianco, ci ha dato il libro dei canti invitandoci ad unirci al coro. 
Abbiamo fatto anche la comunione, ma sbagliando la modalità e suscitando l’ilarità dei fedeli locali. Quando ci è stata consegnata l’ostia, noi e gli altri turisti europei l’abbiamo subito messa in bocca mentre dovevamo aspettare la fine della distribuzione e la successiva consacrazione collettiva. Alla fine siamo usciti colmi di gioia e serenità per aver partecipato a un rito che ti innalza lo spirito, sia che tu sia un credente oppure no.

Una bella passeggiata per Harlem, quartiere malfamato sino agli anni ’90 e che ora è diventato “alla moda”, tanto da attirare numerosi newyorchesi che qui si sono trasferiti negli ultimi anni causando anche un innalzamento dei prezzi del mercato immobiliare. Abbiamo “omaggiato” l’Apollo Theater, dove sono cominciate le carriere di molti grandi cantanti afroamericani. Tutt’ora, il mercoledì sera, si tiene la famosa Serata del Dilettante dove il pubblico giudica impietosamente gli aspiranti cantanti che si esibiscono. Al malcapitato può succedere di dover interrompere l'esibizione per i fischi di disapprovazione. Queste serate sono state il trampolino di lancio molte star della musica "nera".
Presente è il ricordo di Malcom X che qui predicava dalla Moschea da lui fondata. Il 21 febbraio 1965 fu ucciso da tre afroamericani mentre stava per iniziare un discorso in un albergo di NY. Non fu mai chiarito chi fossero i mandanti del suo assassinio, anche se si ipotizza il coinvolgimento della "Nazione dell'Islam", dell'FBI o addirittura della malavita organizzata che aveva subito un netto calo degli affari a causa delle sue lotte.
So che le società hanno spesso assassinato coloro che hanno cercato di cambiarle. E se io morissi avendo portato un po' di luce, avendo esposto una verita' comprensibile che aiutera' ad eliminare il cancro del razzismo dal corpo dell'America - allora, tutti i meriti apparterranno a Dio, e solo gli errori saranno miei. Non sono razzista e non credo in nessuno dei principi del razzismo. Non credo in alcuna forma di segregazione o discriminazione. Credo nell'Islam.

Non ci è stato possibile mangiare nel locale indicato dalle guide e quindi siamo andati a caso. La sorte ci ha portato alla Harlem Tavern, un locale che offriva anche jazz dal vivo e la diretta della partita di basket tra i New York Knicks e Miami Heat. Io ho mangiato un Catfish Po Boy (panino con pescegatto fritto) accompagnato da un Bloody Mary poco alcolico, ma molto speziato. Luisa ha scelto un Seafood Gumbo (una piccola zuppa di pesce) e un delicato Mimosa.
La passeggiata si è conclusa a Central Park Nord, dopo aver visitato la pretenziosa e incompleta Cathedral Church of St Jonn the Divine che quando riusciranno a finire i lavori sarà una delle più grandi cattedrali del mondo.

La prima fase della costruzione durò più di vent'anni ed era stata ideata in stile romanico e bizantino. Nel 1911 una navata e la facciata ovest furono disegnate in stile neogotico. L'interno della chiesa, che per le sue grandi dimensioni potrebbe contenere la cattedrale di Nôtre-Dame di Parigi e quella di Chartres, è costituito da cinque navate lunghe 183 m e larghe 44 m.

mercoledì 6 marzo 2013

Una settimana a New York

Dopo un po’ di anni torno a New York per una piccola vacanza con Luisa. Finalmente posso visitare la città, dato che la prima volta ero andato per lavoro.
Abbiamo deciso di affittare un piccolo appartamento, perché pensiamo che con il nostro budget avremmo trovato alberghi poco confortevoli e soprattutto con stanze piccole. Tramite airbnb abbiamo quindi scelto un piccolo appartamento a NoHo (downtown Manhattan) composto da una stanza da letto, salone, bagno e cucina. La posizione è strategica per visitare i quartieri dell’altra New York. A piedi si raggiunge facilmente il Greenwich Village, l’Est Village, SoHo, Nolita e Little Italy. La scelta si è rivelata felice perché abbiamo potuto vivere una settimana da newyorkesi, in quella 3rd Street dove viveva Alan Lomax.
… nella mansarda di Alan Lomax sulla 3rd Street. Due volte al mese Lomax dava delle feste alle quali invitava folksingers. Non erano né ricevimenti né concerti , non so come li si poteva chiamare, soirées? …Qualche volta c'erano addirittura dei veri condannati ai lavori forzati che Lomax tirava fuori in permesso dai penitenziari di stato, portandoli fino a New York a gridare i loro canti di lavoro nella sua mansarda
(da CHRONICLES di Bob Dylan)

venerdì 18 gennaio 2013

Nagisa Ōshima

 Il 15 gennaio è morto è morto a Fujisawa Nagisa Ōshima, uno dei più grandi registi del XX secolo.


 Era nato a Kyoto il 31 marzo 1932. Dopo l'università si dedica al cinema e nel 1959 dirige Il quartiere dell'amore e della speranza, L'anno successivo realizza ben tre film con i quali si impone all'attenzione del pubblico: Racconto crudele della giovinezza, Il cimitero del sole e Notte e nebbia nel Giappone. Fin dagli esordi i suoi film rompono con la tradizione cinematografica giapponese. Nel 1965 fonda la società di produzione Sozosha insieme alla moglie, l'attrice Akiko Koyama. Il suo spirito anticonformista e ribelle gli crea molti problemi con l'industria cinematografica giapponese. Nonostante questo riesce a realizzare film straordinari come L'addomesticamento (1961), Il demone in pieno giorno (1966), L'impiccagione (1968) e La Cerimonia (1971). Nel 1971 la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro dedicò a Ōshima una ricca personale che fu la prima grande occasione per il pubblico europeo di poter vedere i suoi film, dopo il Festival di Cannes del 1968 che però fu interrotto a causa delle manifestazioni studentesche del Maggio francesce.
 Il successo internazionale venne nel 1975 con Ecco l'impero dei sensi, film basato sulla vera storia della domestica Abe Sada. Il film fu una coproduzione francese e fece scandalo per le sue scene hard che lo costrinsero a essere proiettato nei circuiti porno o pesantemente tagliato dalla censura.
 Nel 1983 esce il suo secondo grande successo internazionale. Si tratta di Furyo, coprodotto con la Gran Bretagna e interpretato dai musicisti David Bowie e Ryuichi Sakamoto, quest'ultimo anche autore della colonna sonora diventata famosissima.

giovedì 10 gennaio 2013

foto 2012

Neve a Roma
la mia gatta
Roma
Pantheon
Roma
Santa Maria sopra Minerva
Cavo
panorama dal Mausoleo Tonietti 
Amsterdam
Vondelpark 
Amsterdam
Vondelpark  di sera
Fiumicino
rientro dei pescherecci al tramonto

lunedì 8 ottobre 2012

Dillinger è morto

Recentemente ho rivisto uno dei miei film "adolescenziali" preferiti: Dillinger è morto. Si tratta di un film di Marco Ferreri del 1969, decisamente all'avanguardia per quei tempi, che risulta efficace a distanza di tanti anni. Un'opera destinata a rimanere nel tempo tra i capolavori del passato.
Il tema dell'alienazione viene trattato descrivendo una particolare nottata di Glauco, un designer industriale, dopo una giornata di lavoro durante la quale è stata testata una maschera antigas di sua progettazione. La MDP segue l'affermato professionista, interpretato magistralmente da Michel Piccoli, negli angusti ambienti della sua casa in un'anonima città moderna (si tratta di Roma, ma potrebbe essere qualsiasi altro posto). I dialoghi sono praticamente inesistenti, anche perché per quasi tutto il film Glauco è solo. Altri registi sarebbero ricorsi al solito espediente di far parlare il protagonista da solo per rendere la pellicola più "intelligibile", banalizzando tutta l'opera. Ferreri crea un vuoto sonoro che viene riempito solo da canzoni e brani musicali del tempo che, purtroppo, risultano essere decisamente eccessivi e sono probabilmente dovuti ad una scelta di produzione (un film fatto quasi esclusivamente di silenzi e "rumori" non avrebbe trovato mercato). Merita però di essere citata la canzone La luce accesa, scritta da Teo Usuelli e interpretata da un giovanissimo Lucio Dalla. Lo stesso brano è utilizzato nei titoli di testa in una versione corale. 
Per realizzare la sceneggiatura di Ferreri e Bazzini ci voleva un attore in grado di sostenere l'occhio costante della MDP e Piccoli ha avuto grande libertà dal regista per la sua interpretazione. Il risultato è una "non" recitazione che a poco a poco cattura lo spettatore rendendolo parte del film. Per questo motivo Michel Piccoli può essere considerato un coautore del film e non un semplice "esecutore".

Regia: Marco Ferreri
Sceneggiatura: Marco Ferreri, Sergio Bazzini
Fotografia: Mario Vulpiani
Scenografia:Nicola Tambutto
Musica: Teo Usuelli
Montaggio: Mirella Mencio
(Italia, 1969)
Durata: 95'
Prodotto da: Pegaso Film

PERSONAGGI E INTERPRETI
Glauco: Michel Piccoli
La moglie: Anita Pallenberg
La cameriera: Annie Girardot

venerdì 21 settembre 2012

Amanita rubescens

L'Amanita rubescens è un fungo che ho raccolto e cucinato più volte, sopratutto insieme ad altre specie. Molto saporito è però poco apprezzato per la paura di confonderlo con altre amanite velenose, sopratutto con l'Amanita pantherina. In realtà è facile riconoscerlo per le caratteristiche venature rosso vinose, sopratutto alla base del gambo, per le quali è chiamato anche Amanita vinata o Tignosa vinata. Per maggiore prudenza sconsiglio gli esemplari molto giovani la cui carne non mostra chiaramente le venature rossastre.
Da ricordare che il fungo è velenoso da crudo, ma commestibile dopo una prolungata cottura.

Cappello: 8-15 cm, inizialmente emisferico, poi convesso, liscio, con orlo non striato, di colore bruno rossastro, anche rosa scuro, spesso con caratteristiche chiazze vinose. E' ricoperto da verruche fitte e rilevate di colore grigiastro, bruno chiaro o rossastre
Lamelle: Lamelle arrotondate, fitte e alte, con lamellule, bianche ma tendenti ad arrossare al tocco.

Gambo:  12-30 mm x 9-18 cm, robusto, cilindrico, attenuato all'apice, nettamente bulboso e con pochi residui di volva dissociata in residui fioccosi sul piede. Di colore bianco, striato sopra l'anello, sotto più scuro e con tendenza al rossastro. Sodo, fibroso e fragile. Anello ampio, a gonnellino, bianco e striato sopra, roseo sotto.
Carne: Compatta nel cappello, fragile nel gambo. Bianca, al taglio vira lentamente al rosa, rosso vinoso, soprattutto al piede. Sapore acidulo.
Habitat: In tutti i tipi di terreno e di bosco, dalla primavera all'autunno, specialmente dopo acquazzoni.



BOCCONCINI AL FORMAGGIO E AMANITA VINATA
di Luana Caldelli

Ingredienti: 500g. di Amanita rubescens, aglio, prezzemolo, 150g di emmenthal, 1 uovo, pane grattugiato, 100g di farina, 1/4 di latte, olio, noce moscata, sale e pepe
Procedimento: Pulire e trifolare i funghi con olio, aglio e prezzemolo tritato per almeno 40’ (utilizzare solo i cappelli). Stemperare la farina nel latte, salare, aggiungere la noce moscata e mettere su fiamma moderata mescolando energicamente. Mantenendo la pentola sul fuoco, incorporare il formaggio tagliato a fette e quando l'impasto è diventato omogeneo, amalgamare con cura anche i funghi.
Stendere l'impasto in uno strato alto circa 2cm su un foglio di carta-alluminio imburrato e appena sarà raffreddato, ritagliare dal composto dei quadrati o altra forma a piacere che verranno poi passati prima nell'uovo sbattuto e poi nel pangrattato.
Friggere in olio bollente e servire caldi