mercoledì 23 gennaio 2008

foto 2007


Delfi - tempio di Apollo


Damasco - pullman nel quartiere cristiano


Parigi - Notre Dame


Zakynthos - mulini a Skinari



Villa Adriana - Tempio di Venere

giovedì 28 giugno 2007

La Patrie dal Friûl - La Patria del Friuli

"La Patrie dal Friûl” è un opera prodotta da Enzo Pezzali formata da un libro (con testi e immagini) e un documentario in dvd (diviso in tre parti di un'ora).
L'opera descrive il Friuli in tutti i suoi aspetti: da quello storico a quello scientifico, da quello linguistico a quello musicale e così via.
La Patrie dal Friûl è una produzione Lor.Enz Multimedia Produzioni - Società Filologica Friulana - Antoniomaria Bardelli, in collaborazione con la Società Scientifica e Tecnologica Friulana e l'Ente Friuli nel Mondo. La regia del documentario è di Francesco e Marcello Baldi, le fotografie del libro sono di Francesco Baldi.
Puoi vedere le fotografie che ho fatto durante i sopralluoghi del documentario. Si tratta di fotografie di servizio, diverse da quelle inserite nel libro.
dall'Introduzione di Franco Fabbro: "... L'idea di produrre un'opera multimediale sulla "Patria del Friuli" è nata dall'incontro con Enzo Pezzali, che alcuni anni prima aveva partecipato alla realizzazione di una grande opera sulla lingua aramaica intitolata "The Hidden Pearl"... Pur con le dovute distinzioni, la questione aramaica presenta molte similitudini con la questione friulana. Si tratta in entrambi i casi di lingue e culture con una storia importante...
Un aspetto fondamentale per la "Patria del Friuli" è la diaspora dei friulani nel mondo. Nei diversi paesi e continenti del mondo vivono infatti più friulani, o discendenti diretti dei friulani, che in Friuli. Molte di queste persone conoscono oramai soltanto alcuni rudimenti della lingua, della storia e della cultura friulana. Nella stessa condizione si trovano numerosi giovani friulani. La Patrie dal Friûl vuole essere uno strumento moderno per mantenere viva la conoscenza delle radici friulane e per rinsaldare, almeno a livello spirituale, l'identità friulana...
La Patrie dal Friûl viene presentata in tre modalità: 1) i film diretti da Francesco e Marcello Baldi; 2) la sezione fotografica di Francesco Baldi; 3) una serie di saggi coordinati dal sottoscritto.

domenica 24 giugno 2007

foto 2006

Queste sono alcune foto fatte nel 2006 con la mia digitale amatoriale.
Sono state fatte sul set del documentario "Valpiana" e durante i miei viaggi.




Valpiana - Luca e la mucca


Valpiana - Francesco


Madrid - Metropolitana




Londra - Trafalgar Square


Berlino - Potsdamer Platz



Irlanda - penisola di Dingle

sabato 23 giugno 2007

Frank Zappa - la vita e le opere 3

Frank Zappa - terza parte
Negli anni successivi la band cambia di continuo. Dapprima con il ritorno di Captain Beefheart in Bongo Fury; in seguito con l’inserimento di una sezione fiati composta da famosi jazzisti (tra cui i fratelli Randy e Michael Brecker) per una serie di concerti a New York, documentati dal doppio Zappa in New York. Durante questo periodo viene anche pubblicato Zoot Allures, in cui Zappa fa quasi tutto da solo, aiutato dal batterista Terry Bozzio, ad eccezione di alcuni brani tra cui spicca Black Napkins, uno dei suoi più famosi assoli di chitarra.

In questi anni Zappa è impegnato su più fronti con diverse cause legali: con la Royal Albert Hall, per l’annullamento del concerto di presentazione di 200 Motels nel 1971 (perde la causa nel 1975); con la MGM, per rientrare in possesso dei master dei suoi primi dischi (vince la causa nel 1976, ma riuscirà a riavere i nastri solo nel 1982); con il manager Herb Cohen (per questa causa Zappa è costretto a rinunciare definitivamente all’uso del nome Mothers); infine con la Warner Brothers, colpevole di non avergli pagato gli ultimi lavori consegnati per adempiere gli obblighi contrattuali.

La situazione discografica rimane confusa fino al 1979. La DiscReet fa uscire nel giro di pochi mesi tre LP (Studio Tan, Sleep Dirt e Orchestral Favorites) in maniera semiclandestina e senza altre indicazioni in copertina che i titoli dei brani.
A questo periodo risale anche il box di 4 LP Läther, rimasto inedito per questioni legate ai diritti, in quanto buona parte del materiale contenuto era in comune con i nastri già in possesso della Warner.
Nel frattempo Zappa ha firmato per la PolyGram, che distribuirà i suoi dischi per la neonata Zappa Records. Il primo di questi, pubblicato nel 1979, è Sheik Yerbouti, registrato tra il 1977 e il 1978 con un gruppo comprendente anche il chitarrista prodigio Adrian Belew che ha suonato per musicisti come Bowie, Byrne e Fripp. Segue l’opera rock in tre atti Joe’s Garage, ambientata in un futuro in cui è proibito suonare musica e dove l’eroe è un chitarrista in prigione.

In questo periodo Zappa si fa costruire in casa un proprio studio di registrazione domestico, lo Utility Muffin Research Kitchen, per continuare ad utilizzare la pratica di sovraincidere tracce provenienti da diverse registrazioni, mescolando in particolare gli assoli di chitarra registrati dal vivo con basi in studio.

Il 1979 vede anche la prima a New York del suo secondo lungometraggio, Baby Snakes, ricavato in gran parte da filmati realizzati in occasione di un concerto al Palladium di New York nel giorno di Halloween 1977, e integrato da interviste e scene da studio. Vi compaiano anche delle animazioni realizzate con la plastilina da Bruce Bickford, con il quale Zappa collaborerà ancora.

All’inizio degli anni '80 Zappa cambia nuovamente casa discografica. Si appoggia alla CBS per la sua nuova etichetta Barking Pumpkin Records, che esordisce con un doppio album, Tinsel Town Rebellion e una collezione di tre LP, dal nome collettivo di Shut Up and Play Your Guitar, una raccolta di assoli di chitarra dal vivo estrapolati dai brani che li contenevano.
Nei successivi lavori compare un giovane e promettente chitarrista italoamericano, Steve Vai, ingaggiato per la sua abilità nel gestire la poliritmia della musica di Zappa e nel trascrivere i suoi assoli chitarristici.

Il 1983 vede il concretizzarsi dei progetti orchestrali lungamente accarezzati, ma sempre annullati per le notevoli difficoltà organizzative e il pesante impegno finanziario richiesto. Partiture vecchie e nuove vengono messe a punto ed eseguite al Barbican Centre di Londra dalla London Symphony Orchestra diretta da Kent Nagano. Al concerto seguono tre giorni di registrazioni in studio, che daranno origine a due LP pubblicati separatamente e a distanza di quattro anni, perché Zappa aspetta che le nuove tecnologie digitali gli permettano di correggere gli errori degli orchestrali dei quali lamenta lo scarso impegno e la poca professionalità.
Andrà meglio l’anno successivo, con The Perfect Stranger che coinvolge Pierre Boulez e l'Ensemble InterContemporain. L’album raccoglie sette danze orchestrali, fra cui Dupree’s Paradise, trascritta per orchestra e due pianoforti e Jonestown, un pezzo che rappresenta uno dei vertici sperimentali di Zappa. The Perfect Stranger è completato da alcune composizioni di Zappa per Synclavier, un avanzatissimo sistema computerizzato per la composizione e il montaggio che il musicista aveva recentemente acquistato, e che utilizzerà sempre più freequentemente per la messa a punto dei suoi lavori.
Con il Synclavier pubblicherà Francesco Zappa, una rielaborazione elettronica della musica di un suo quasi omonimo, oscuro compositore italiano del '700.

In questo periodo rimane coinvolto nella disputa che oppone l’industria discografica ad alcune associazioni puritane che imporranno l’applicazione di uno sticker di avvertimento su quei dischi contenenti canzoni dal testo scabroso. Il provvedimento colpirà lo stesso Zappa, ironicamente su un disco completamente strumentale!
Sul piano musicale, si segnalano le prime esecuzioni pubbliche di due sue nuove composizioni, Time’s Beach e None of the Above commissionategli da gruppi specializzati in musica contemporanea, l'Aspen Wind Quintet e il Kronos Quartet.
Meets the Mothers of Prevention è ispirato dalle sue recenti esperienze testimoniali (contiene un brano, Porn Wars, realizzato con un collage di frammenti delle udienze senatoriali, dialoghi da Lumpy Gravy e accompagnamento di Synclavier) e Jazz From Hell. Entrambi contengono parecchie composizioni per synclavier. In Jazz From Hell solo un brano eseguito da una band reale.
Finalmente Zappa può ascoltare la sua musica eseguita esattamente come vuole lui, senza gli inevitabili errori e le imprecisioni dovute all’estrema complessità ritmica delle partiture, troppo difficili per gli esseri umani.

Con l’avvento del Compact Disc i nuovi lavori vengono concepiti sfruttando la maggiore dinamica e capacità del mezzo.
L’accordo sottoscritto con la Rykodisc gli permette di ristampare gli album del suo catalogo, spesso in versioni rimissate e con aggiunta di materiale, parallelamente a quelle delle novità. Guitar, del 1988, è un’altra raccolta di assoli di chitarra estratti prevalentemente dai concerti del 1982-84, con l’aggiunta di 13 brani.
Contemporaneamente vede la luce il primo volume della collana You Can’t Do That On Stage Any More, che compirà una panoramica sulla musica dal vivo di Zappa dal 1968 al 1988.
Nel 1988 Zappa effettuerà l’ultima serie di concerti dal vivo, documentata nei dischi Broadway The Hard Way, The Best Band You Never Heard in Your Life e Make a Jazz Noise Here.
Il 1989 dà alle stampe The Real Frank Zappa Book, sorta di autobiografia scritta con l’assistenza di Peter Occhiogrosso. Inoltre pubblica cinque video tra i quali figurano Uncle Meat (iniziato nel 1968 e completato solo molti anni dopo), The True Story of 200 Motels (documentario sulla realizzazione del suo primo lungometraggio) e Baby Snakes.
La sua infaticabile attività subisce un brusco ridimensionamento a partire dall'anno succcessivo, quando nel corso di accertamenti diagnostici scopre il tumore che lo ha colpito, in uno stadio già piuttosto avanzato che lo rende inoperabile.
Nel frattempo, il mondo culturale accademico si è finalmente accorto di lui e dopo numerose offerte rifiutate, il direttore del Festival di Francoforte riesce a convincerlo e lo inserisce in un programma di concerti nel 1992 comprendente, oltre ai suoi, lavori di Cage, Stockhausen eseguiti dall'Ensemble Modern.
A luglio 1991 i musicisti dell’Ensemble Modern trascorrono due settimane negli studi di Zappa, per familiarizzare con la sua musica. Il compositore rimane impressionato dalla dedizione, dalla passione e dalla professionalità con cui i membri del gruppo affrontano questo impegno, e insieme realizzano il programma musicale comprendente alcune nuove composizioni, rielaborazioni di vecchi temi e trascrizioni di brani dal Synclavier.
I concerti tenuti a Francoforte, Vienna e Berlino nel settembre 1992 sotto il titolo di The Yellow Shark, sono un enorme successo di pubblico e critica.
Il 6 Dicembre 1993 la famiglia Zappa da l’annuncio che Frank è deceduto due giorni prima, ed stato cremato e sepolto con una cerimonia privata.
Negli ultimi tempi della sua vita, già gravemente malato, dimostrò di non aver perso la sua vena polemica, annunciando, come già fatto qualche decennio addietro, di volersi candidare alla Presidenza degli Stati Uniti, in aperto dissenso con la politica dell’ex Presidente Reagan e con quella di George H. W. Bush.
La sua sterminata produzione musicale è ancora in parte sconosciuta: attualmente il suo patrimonio artistico è gestito dalla moglie Gail e dai figli (fra cui Dweezil Zappa) che stanno pubblicando alcuni album e DVD postumi. Zappa fu perennemente in bilico tra il rock, il jazz, il teatro dell’assurdo e la ricerca musicale più avanzata.
Oggi il nome di Zappa compare sempre più frequentemente nei programmi delle sale da concerto in tutto il mondo, e molti dei suoi brani sono stati ripresi e incisi da gruppi di diversa estrazione musicale.
L’Ensemble Modern, che a buon diritto può definirsi la sua ultima band, ha realizzato un nuovo programma di musiche zappiane nei propri concerti, riportato anche su un CD, The Adventures of Greggery Peccary and Other Persuasions.
Zappa concepiva la musica come “decorazione del tempo”, divertente e libera da schemi prestabiliti.
fonti:
Assante, Castaldo - Blues, Jazz, Rock, Pop il novecento americano
Zappa, Occhiogrosso - Frank Zappa l'autobiografia

domenica 17 giugno 2007

L'Adige - domenica 1 aprile 1997

Valpiana e il miracolo del formaggio
Francesko Baldi, un video sulla più mitica della malghe
di Renzo M. Grosselli

Il flauto e il vento, con le nubi a camminare nel cielo. Inizia così il video «Valpiana», regia di Francesko Baldi. E finisce, quasi, con una breve frase di Francesco, il malgaro: «Noi piccoli non ci guardano, se va avanti così la montagna è persa». Il flauto, fatto di solitudine, ad iniziare il racconto della montagna. Che è il racconto di tutte le montagne nostre. Il flauto nel vento, con le nubi in veloce cammino. E rocce e l'ultima neve. L'aria allora, su cui si raccolgono i prati e le poche costruzioni di una malga. Valpiana, val Calamento, più di 1.800 metri sul livello del mare ed una proprietà diversa. Qui i padroni, che ci hanno investito nel corso dei decenni, sono della famiglia Buffa di Castell'Alto, nobiltà di Telve Valsugana. Poi viene l'acqua, fatta di neve dapprima, poi figlia di piogge montane, di fulmini e scrosci. E va giù l'acqua, per le spalle del monte, gli corre sui reni, raggiunge i polpacci della montagna. E corre e si fa ruscello e poi più grande ancora. Coi suoi giochi, l'acqua, i saltelli e gli sciacquii ma anche i ciottoli, coi loro colori diversi. E viene il prato, le margherite e quei fiori che paiono grandi papaveri, ma gialli non rossi. La musica ora, bretone, ad accompagnare la videocamera che si fa d'erba, s'inverdisce. Una lunga ferita sul monte C'è una lunga ferita che si apre sul monte ed è la prateria dove giace Valpiana. La malga che quieta la musica e libera, invece, suoni di campanacci. Perché è l'estate e gli animali stanno lassù e sono le capre, coi campanelli, e le mucche con i campanacci e qualche cavallo che se ne va libero perché i cavalli sono come il vento e se anche li prendi, li tieni per poco e poi corrono via. Sono muggiti, belati, nitriti, versi che vengono dritti dalla nostra infanzia. Ma lassù, a Valpiana, avverti anche delle voci di bimbi prima del silenzio. È il silenzio che annuncia l'arrivo sull'Alpe di Francesco e di Angelina. C'è ordine con loro, c'è anche pulizia. « Quanti ani gavévo? Quindici. Sempre con le bestie. Una malga buona Valpiana, come erba. Come pascoli. Qua il burro diventa giallo, anche il formaggio. Qui e anche a Montalon. Ma non più in basso. Ma c'è poca acqua» dice il malgaro, il casaro, dice Francesco che da una vita fa il formaggio. Il verde è bellissimo, come di una donna che abbia fatto i vent'anni e si mostri nella sua perfetta maturazione, prima di ogni decadenza, nel momento stesso in cui la clorofilla le ha aperto il sorriso al giorno, le ha modellato il seno. E Francesco, Francesco di Valpiana: «Il formaggio da un giorno all'altro non è eguale. Cambia di giorno in giorno. Ma anche le stesse forme che faccio in un giorno sono diverse, il sapore cambia da una forma all'altra, da un giorno all'altro». Perché è la magia del formaggio. Quanto è lontano quel mercato che, come ci disse un giorno quel funzionario provinciale, garantisce una qualità costante ma anche l'assoluta igienicità e «porta il nostro nome nel mondo». No: tutto ma non questo, il nostro nome è Malga Preghena, nella montagna di Non, o Setteselle, qui vicino, a questo nome noi rispondiamo per sangue e per spirito libero. Ogni forma di formaggio nel firmamento delle malghe ha il suo sapore: perché ogni forma è una vacca, sono due vacche o tre vacche e le erbe soprattutto, quelle di quel giorno e di quel sole, con o senza i fiori. Questa è Valpiana. Anche. Un vecchio uomo e con lui una vecchia signora. Lei è Angelina, è la donna di Francesco e li vedi trattare il latte. Lui applicare la mungitrice elettrica alle mammelle grosse e sugose della vacche. Poi lei e lui che versano il latte, che trattano la panna, che lavorano e, alla fine, prepareranno il burro e il formaggio. Come ogni anno da tanti anni. Nel cielo terso del Lagorai. Nel cielo annerito e infuriato del Lagorai. Che noi cantiamo fino a che resterà la voce nella nostra gola. Spacca la legna Francesco e Angelina prepara il fuoco e su quel piccolo fuoco viene portata l'enorme «calgiéra» colma di latte. Francesco è sbarbato, bello, lo filmano oggi. Ed è sempre la musica bretone che accompagna la montagna e il formaggio che si fa, piano. La mano esperta di Francesco va giù nel latte tiepido e raccoglie i primi grumi, li porta alla bocca. Poi le sue mani raccolgono il formaggio, grande e freschissimo. Perché Valpiana è il miracolo del formaggio. Lei, Angelina, lavora al burro nella cavalcata della musica bretone. Ricorda Francesco: «Mi dissero che c'era una brava ragazza in Calabria. Venga subito o parte. E sono andato là e in tre giorni eravamo sposati. Ho comperato terra, trattori. Ho tre figli. Abbiamo lavorato tanto ma erano anni buoni. Oggi guardano solo ai grandi. Noi piccoli non ci guardano. Se va avanti così la montagna è persa». E sarebbe perso il Trentino. «Sono nato nel 1956. - dice Francesco Baldi, l'altro Francesco, il regista - Non a Telve, terra di mio padre, ma a Montichiari, Brescia. Casualmente. È il paese di mia madre ma non lo sento come un luogo mio. Mia nonna era levatrice e io e mia sorella siamo nati lì perché la mamma voleva farci nascere assistita dalla nonna. Fatti in casa». Quindi, di dove sei Francesco Baldi? «Apolide. Abito a Roma ma ho sempre avvertito che le mie radici sono in Trentino». Poi un pensiero: «Coi genitori facevo sempre le vacanze in val Calamento da piccolo. Poi ho iniziato ad andarci da solo, con gli amici. Radici valsuganotte». Perché questo video su Malga Valpiana, voluto dalla «pasionaria», Laura Zanetti, e dalla Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai? «Malga Valpiana fa parte della mia vita. Una delle più classiche passeggiate delle mie estati, prima con papà, poi con la mia ragazza. Quasi come un rito andarsene su a piedi, ben prima che ci fosse la strada. Ecco, ora ho girato un video come fosse un pezzo della mia vita. Già in passato, ogni volta che il lavoro me lo permetteva, inserivo queste zone nelle mie opere. Con mio padre, Marcello Baldi (ndr, il regista del documentario «Italia K2» ma anche di grandi successi di cassetta, film con Jack Palance e Gina Lollobrigida, poi grande documentarista), facemmo una puntata di "Italia in bicicletta" su Rai3 e io nel quinto itinerario inserii Calamento e Malga Valsolero». La sua professione non è quella di filmaker . «Io mi occupo sia di musica che di video e immagine. La mia attività quotidiana è quella di insegnante nel conservatorio di Frosinone. Insegno flauto al corso tradizionale e da tre anni, dopo la riforma, a livello universitario insegno Storia della musica rock , l'unica cattedra in Italia». C'è una giustizia mefistofelica che regge le sorti del mondo: solo un insegnante di rock poteva cantare così Malga Valpiana. «In passato ho fatto comunque vari lavori che univano musica e immagine. Il progetto Valpiana, ad esempio, è pensato come una suite musicale. La prima parte è ambientale, poi la montagna, l'aria, l'acqua, i fiori, le malghe. La seconda parte su Valpiana, la vita di Francesco e Angelina, la lavorazione del formaggio, il cane Stella. Nel finale, le conclusioni di Francesco». Cosa ha fatto Baldi con il video, in passato? «Video artistici sperimentali, con musica e teatro, lavori di ricerca. Poi ho fatto l'aiuto regista e il regista, anche per la televisione». Suo padre è un monumento. Immaginiamo anche scomodo per lei. «Soprattutto in Trentino. Là lui è per tutti il regista trentino quindi quando si parla di Baldi... Ma io posso dire di aver fatto delle belle esperienze con lui».
Questo video, prodotto da Thomas Torelli, montaggio di Roberto Borrello e fotografia di Luca Silvagni, sarà proiettato al «TrentoFilmFestival», edizione 2007. «Certamente si tratterà di una occasione, di una apertura. Il nostro lavoro è stato portato avanti con finanziamenti europei, pochi soldi quindi. Ma c'era anche un accordo col produttore, Torelli, che avrebbe potuto costituire l'inizio di una serie di ritratti di gente delle Alpi, lo scultore in legno, la guida... Vedremo il responso della gente». Il video è firmato «Francesko». «Un vezzo, uso sempre la K quando firmo lavori che mi paiono importanti, che mi legano alle mie radici». C'è la neve adesso lassù, a Valpiana. Anzi, è appena nevicato. E sono altri gli animali che vi lasciano tracce: il camoscio e la volpe, la lepre e lo scoiattolo. Ma verrà la prima estate e quella montagna si riempirà di muggiti e belati. E qualche nitrito. Fino a quando ci saranno Francesco e Angelina a tenere alta la nostra bandiera. Che è una bandiera d'erbe e di formaggi. Ogni giorno diversi. E con quel sapore che è anche di «legne» e di fumo.

Il Giornale - venerdì 23 febbraio 2007

Clamoroso al conservatorio: adesso il rock sale in cattedra
di Igor Traboni - venerdì 23 febbraio 2007

Altro che musica del diavolo: il rock approda addirittura nei Conservatori di musica come materia di insegnamento. Succede a Frosinone, dove l’istituzione musicale intitolata alla gloria locale, Licinio Refice, ha attivato un corso di Storia della musica rock. A salire in cattedra, per una lezione sul blues elettrico intervallata ad una sull’heavy metal è il professor Francesco Baldi, un romano di origini trentine che proprio a Frosinone compì gli ultimi studi al Conservatorio e che ora vi è tornato per insegnare, pendolare con Roma.
In realtà la materia tradizionale di insegnamento di Baldi sarebbe il flauto ma, grazie alle possibilità aperte dal nuovo ordinamento dei Conservatori, ha deciso di partire con questo corso sulla musica rock, raccogliendo subito allievi entusiasti, perfino una studentessa di arpa, strumento che è quanto di più lontano possa immaginarsi dal rock.
«Ho pensato di rispolverare i miei amori giovanili e della mia generazione, quando andavamo ai concerti rock negli anni Settanta», racconta Baldi, il cui sogno è quello di arrivare al modello dei Conservatori di musica inglesi «dove sono stato di recente e dove capita di ascoltare indifferentemente la musica tradizionale e classica, accanto al jazz, al musical e al rock. Noi invece siamo indietro».
Questo corso è indubbiamente un primo passo, anche se Baldi un altro sogno nel cassetto ce l’ha: quello di passare dal teorico al pratico. Per adesso, invece, il rock si studia solo dal punto di vista storico «e le lezioni neppure bastano - aggiunge Baldi - Da questa prima serie, infatti, sono stato costretto a tener fuori musicisti di grande valore».
Ma il rock davvero non conosce confini: «Tempo fa - sottolinea Baldi - proprio a Roma stavo seguendo degli incontri sul rock e ho sentito una signora protestare perché contemporaneamente si teneva anche un seminario sul “Requiem” di Giuseppe Verdi e lei avrebbe voluto seguire tutti e due». Del resto, anche il percorso musicale di questo cattedratico del rock è assai particolare: già detto del flauto innestato sul rock, resta da dire che è anche regista e documentarista, con il suo ultimo lavoro dal titolo "Valpiana" selezionato per il prossimo Festival della montagna.